SCULTURA-ARTE
intervista ad Ada Zunino

LLe donne galleriste in Italia non sono molte, a differenza di quanto accade all'estero. Voglio dire quelle che contano. Perché di solito le donne che si occupano di artisti, che comperano e vendono opere d'arte, fanno questo mestiere come ne farebbero un altro, cioè senza vera competenza e passione. Ma questo non è il caso di Ada Zunino. Dietro al suo comportamento, dietro al sorriso accattivante e gentile, e anche al suo sguardo, Ada Zunino ha nel suo passato un'esperienza unica, di grande importanza, come ci confesserà nel corso dell'intervista. Nata a Savona dove ha studiato, ha dimostrato sin dall'adolescenza un vivo interesse per l'ambiente artistico. Frequentava da ragazza, prima di sposarsi, la scultrice Renata Cuneo che le fece più volte il ritratto, e lo scultore Agenore Fabbri. Un singolare destino la portava, già in quegli anni, verso la scultura che sarebbe diventata la "vedette" nella sua galleria milanese dove, in effetti, organizza «mostre di scultura di piccolo e medio formato pezzo unico di artisti italiani e stranieri». Non multipli, quindi, ma opere eseguite dagli artisti solamente una volta, non ripetibili, anche se intorno alla scultura vigono leggi diverse dalla pittura.

È infatti, per consuetudine, considerata "pezzo unico", una scultura in tre esemplari. Dunque, ritornando al periodo in cui Zunino studiava nel capoluogo ligure, e poi formava una famiglia (ha due figlie, di cui una è la pittrice Renata Guga Zunino), troviamo questo amore per l'arte. Trasferitasi a Albisola, patria della ceramica, Zunino incomincia a modellare e decorare la creta, sinché nel 1960 andrà a Milano, per lavorare alla celebre Galleria del Naviglio di Carlo Cardazzo. Era più che "segretaria", e crebbe alla scuola di un uomo illuminato, che vedeva l'arte al primo posto. Ma sentiamo le sue parole e i suoi ricordi.

È difficile essere galleristi oggi?

Essere galleristi con la "G" maiuscola è sempre stato difficile.
Le difficoltà ci sono adesso come nel passato. Quando io mi sono stabilita a Milano e ho iniziato la mia collaborazione con Carlo Cardazzo alla Galleria del Naviglio le difficoltà esistevano, eccome! Gli artisti erano tanti, come lo sono attualmente, come lo saranno (per fortuna) domani. La cosa complicata era intuire chi aveva valore e chi no.

L'esperienza al Naviglio le fu utile per la sua formazione?

Raccontare quegli anni significa fare la storia di un mercante d'arte inserito non soltanto in Italia, ma in Europa e nel mondo.
Carlo Cardazzo scopriva i talenti, aveva un sesto senso per individuare gli artisti. Nella sua galleria non ci furono mai mostre scadenti, ogni esposizione era una festa, una eccezionale invenzione, basti pensare allo Spazialismo di Lucio Fontana che al Naviglio ebbe la sua sede e le mostre più spettacolari; a Giuseppe Capogrossi con i suoi segni inventati di grande poesia; a Scanavino e ai suoi drammi pittorici; a Franco Gentilini, a tutti gli altri. Stare in galleria, a contatto con gli artisti e con il pubblico, immersi in un esaltante contesto, mutevole, inafferrabile, colmo di misteri e di assolute verità ... : tutto questo fu un'esperienza che ha contato tantissimo per me. Poi c'era la scuola di Carlo Cardazzo e io ero una devota allieva.

Come mai ha aperto una galleria per suo conto? Non era meglio restare al Naviglio senza affrontare le incognite di un nuovo spazio artistico?

Carlo Cardazzo purtroppo scomparve a fine 1963, stroncato da una leucemia. Sino all'ultimo giorno continuò a lavorare, dandoci un esempio di rara moralità e intelligenza, di altruismo e dedizione. Io rimasi al Naviglio con suo fratello che prese le redini della galleria, ma per me l'atmosfera non era più la stessa. Sentivo il bisogno di esprimermi in altro modo, di affrontare da sola il campo dell'arte. Carlo Cardazzo aveva sempre detto che io possedevo un talento naturale chiamato "fiuto" (quello che lui aveva a iosa), e volli mettere alla prova me stessa e il mio talento. Nel 1975 fondai la mia galleria, situata in via Turati 8, a Milano, e incominciai a occuparmi esclusivamente di scultura in esemplare unico. Le mostre che organizzo sono per lunghi periodi, da un mese e mezzo a due mesi, gli artisti sono invitati da me, io ci credo e mi batto per loro.

Come fa a individuare quelli validi da esporre?

Ritorniamo al "fiuto" di cui ho parlato, senza presunzione, ma invece credendo in quello che si fa. Sarà il tempo a decidere chi ha visto in modo giusto e chi no. lo ricerco sempre nuovi scultori, astratti o figurativi. Debbono però possedere quel "quid" che li differenzia da tutti gli altri. La pazienza non deve mancare a un gallerista. Gli artisti anticipano i tempi e il pubblico ci arriva molto più tardi. Pensiamo per esempio a un Capogrossi. Negli anni Sessanta non solo non era capito ma addirittura definito "forchettaro" da critici importanti, proprio per quei segni che dipingeva, segni di cui, oggi, si scopre la magia e la validità e che sono sempre più considerati in molti musei, soprattutto esteri. Un po' come succede attualmente allo scultore Walter Noetico, inventore del Neoilluminismo, con il suo nuovo alfabeto genetico e le sue enormi strutture in legno e mosaico, che è apprezzato solo da rari collezionisti, ma io credo che sarà richiesto fra non molto da un pubblico ampio. In America invece, a New York, dove ha esposto recentemente le sue sculture, la sera stessa dell'inaugurazione, tutte sono state vendute.

Parliamo del Neoilluminismo, ospitato nella sua galleria di Milano, e ora a Cortina. Avrà un avvenire? Alla Terrazza Cortina ha suscitato molta curiosità ...

A Milano ho già organizzato più di duecento mostre e quella dedicata al Neoilluminismo è stata tra le più interessanti e seguite. Ho uno spazio non vasto, ma quello che conta è la qualità del prodotto. Gli artisti, tutti giovani, dissimili fra loro per tematica, ma con idee in comune, che hanno aderito al Neoilluminismo, lo porteranno certamente avanti. È un Movimento aperto al quale altri giovani artisti parteciperanno. Ci sono scultori e pittori. Raffaele De Grada ha scritto un testo per il catalogo di Cortina d'Ampezzo. Il prestigio della Regina della Dolomiti, il patrocinio del Comune e dell'Azienda di Promozione Turistica mi confortano nel mio lavoro. Sono felice che questi artisti neoilluministi interessino la critica e il pubblico.